The Gift in the Heart of Language -recensione Kailo

the gift in the heart of lanhuage by genevieve vaughan

The Gift in the Heart of Language: the Maternal Source of Meaning by Genevieve Vaughan [Il dono nel Cuore del Linguaggio: la Radice Materna del Significato] (Mimesis International 2015)

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Recensione di Kaarina Kailo

Genevieve Vaughan ha pubblicato il suo terzo libro riguardante la realtà rivoluzionaria e il potemziale trasformativo dell’economia del dono, una logica ed una matrice di prattiche che implica la liberazione di entrambi uomini e donne. La nuova teoria fornisce soluzioni alla più urgente necessità nelle società capitaliste neoliberali: invertire la crisi di civiltà che capitalismo e patriarcato hanno causato con la deformazione e l’appropriazione del Dono. The Gift in the Heart of Language fornisce riflessioni illuminanti e prospettive razional-empatiche sull’economia del dono in tutte le sue manifestazioni. Vaughan sostiene che la liberazione del modello del dono richiede la fine del mercato e del patriarcato. Questo é necessario per poter creare una società ugualitaria che funziomerà secondo i valori materni che per lungo tempo sono stati usurpati e reindirizzati a servire il mercato, l’ homo-economicus egoistico e l’accumulazione capitalistica. Donare all’interno del modello patriarcale domimante e coercitivo é una contraddizione in termini e non potrà mai portare ad una società pacifica.

Il contributo teorico di Vaughan consiste nell’individuare i punti oscuri non solo negli studi di genere ma in tutti i campi scientifici patriarcali, dalla linguistica, la teoria Marxista, gli studi sull’infanzia fino alla semiotica e all’economia in generale. Vaughan mostra tutti i campi che hanno costruito inconsciamente i loro metodi e processi di ricerca sul pregiudizievole modello di scambio e prospettive mascolinizzate rappresentate come “neutrali” e “naturali”.

Vaughan fa notare che grazie al femminismo, al movimento LGBT e al movimento degli uomini, molta gente si sta interrogando sui prevalenti stereotipi di genere. Questo nuovo libro merita che ne sia richiesta la lettura nei circoli didattici, sicuramente negli studi di genere, poichè la sua teoria và oltre la seconda e la terza ondata di femminismo per crearne una sua onda oltre la teoria performativa del genere [Judith Butler n.d.r.], quel che viene erroneamente chiamato “essenzialismo” e il disatroso impatto del femminismo postmoderno e neoliberale. Vaughan ha ragione nell’evidenziare che non risolveremo la crisi di questa era senza riconoscere gli importanti aspetti economici del materno inteso come dimesione epistemologica di genere piuttosto che ridurlo ideologicamente a “essenza biologica” o “natura”. Nè elininare il Capitalismo mantenendo il Patriacato, nè eliminare il Patriarcato mantenendo il Capitalismo cambierà la situazione, insiste Vaughan.

Infatti, dobbiamo renderci conto che gli esseri umani sono originariamente homo donans. Il linguaggio e perfino la sintassi sono basati su uno schema di dono. Quindi il Patriarcato e il Capitalismo ci sono estranei. Uno degli scopi principali del libro é aiutare quelle donne e quegli uomini che si guadagnano da vivere usando/manipolando/comprando e vendendo linguaggio ad essere capaci di rispettare le loro proprie origini materne ed allontanare il parassita dell’economia di scambio. Vaughan rivela i numerosi modi in cui gli umani ricevono doni dalla loro nicchia ambientale. Noi siamo nella condizione di accogliere infiniti doni percettivi. I nostril occhi esplorano continuamente il nostro ambiente anche se non ce ne rendiamo conto, trovando i doni, le “affordances” (le potenzialità). Noi inspiriamo doni di aria ed espiriamo diossido di carbonio che é un dono per le piante. I nostri cuori pompano fuori sangue ossigenato per nutrire le nostre cellule, e indietro per essere riforniti.

Il mercato economico é stando a Vaughan composto da proprietari ed aspiranti proprietari persone che possiedono proprietà private o che vorrebero possederle e di scambiatori in mezzo ad un mare di doni che non riconosciamo come tali. Noi non li riconosciamo finchè non troviamo il modo di trasformare i doni in merci , come le nostre corporazioni hanno fatto recentemente con l’acqua, le sementi, i geni ed il linguaggio stesso, che é stato mercificato ancor prima che sapessimo che fosse un dono fatto di doni.

L’abbondanza virtuale che troviamo ora online é come l’abbondanza virtuale nel linguaggio e facilita il dare e le relazioni umane positive portate dall’economia del dono. Progetti democratici quali free software, Wikipedia, Peer-to-Peer networking, ciclismo gratuito, Banca del Tempo, il movimento contro il copyright, la promozione di libera informazione e perfino ibridi del mercato quali sharing economy e crowd sourcing, dimostrano la praticabilità dell’economia del dono.

C’é un’idea sbagliata fra i potenti che “le masse” debbano essere controllatae, che altrimenti non potrebbero vivere insieme pacificamente nell’abbondanza. Questa idea é usata per giustificare la creazione sistematica di scarsità, il sequestro dei doni e la sorveglianza di molti dai pochi che li dominano e li controllano. Invece é diritto di nascita di ognuno di vivere nell’abbondanza di un’economia del dono che li nutre in un’atmosfera di fiducia

Vaughan affrema che abbiamo distorto i nostri concetti di chi siamo e cosa dovremmo fare sovrapponendo un’alienante economia di scambio all’umana economia comunicativa del dono. Riconoscere questo è il primo passo per fare il cambiamento verso un’economia basata sulla comunicazione gratuita materiale e linguistica e sull’elaborazione dell’altercentrica relazione madre-figlio.

Se noi concepiamo l’altercentrismo del dare e ricevere cure materne logica economia del dono all’inizio di ogni vita umana, se noi riconosciamo l’estremamente positivo carattere delle economie matriarcali indigene, dell’antica invenzione virtuale del linguaggio stesso e delle manifestazioni sociali del donare linguistico in scambio di dono simbolico, e più recentemente nell’aspetto materno e lingustico della moderna wiki economia di internet, del volontariato, degli esperimenti sociali di comunità basati sul dono, delle iniziative ecologiche quali la permacultura, noi troveremo la strada per una positiva economia di abbondanza e una cultura di pace.

Più specificamente, Vaughan teorizza, fornendo convincenti testimonianze dalla recente psicologia infantile (Braten, Meltzoff, Trevarthen e altri), che i bambini nascono socievoli e suscitano l’interazione con la cura materna (che sia femminile o maschile, madre, padre, fratelli o zii). Questo sfida la diffusissinma affermazione precedente riguradante i bambini creduta da Freud a Piaget e Skinner di essere passivi ed egocentrici (Meltzoff e Brooks 2011).

Il linguaggio, ripetendo la cura materna ad un altro livello, mantiene la capacità altercentrica del dare/ricevere per bambini che più tardi saranno impegnati nelle molte variazioni della cura matrena che formano la vita sociale. Pratticando il modello materno nel linguaggio, la capacità delle persone di donare unilateralmente si mantiene dopo l’infanzia, pronta per essere usata nella loro stessa pratica di cura materna. Così il linguaggio avrebbe un selettivo vantaggio per l’evoluzione in quanto più bambini di madri con la facoltà di parlare sopravvirerebbero, crescerebbero e avrebbero bambini che sopraviverebbero. In questo senso il linguaggio funziona come una specie di frigorifero, conservando le capacità altercentriche di cura nei bambini che diventano adulti, mantenendole fresche per un uso successivo. Contrariamente ai luoghi comuni dell’istinto materno e dell’ “istinto del linguaggio” (Pinker 1995), il dono verbale come trasposizione sociale di cura materna, servirebbe a compensare la carenza di istinto materno, specialmente dopo che le iniziali spinte ormonali della madre naturale sono terminate. Vaughan sostituisce lui e lei (he and she) con l:i (sh:e) per attirare l’attenzione, sul livello della parola-dono stessa, sulla logica nutritiva dei capezzoli materni, riflessa ora nel pronome inclusivo del genere.

La teoria di Vaughan del dare ha radicali e positive conseguenze per il cambiamento sociale e la scomparsa della logica nefasta dello scambio Dare non é morale o etico, ma semplicemenet la normale propensione degli umani a creare legami ed assicurare la sopravvivenza collettiva. Il ricevere, allo stesso modo, è liberato da ogni falsa proiezione di vergogna, dipendenza o debito poichè ricevere é semplicemente il corrispondente naturale richiesto dal dare come capacità umana. Le relazioni del dare hanno la nutrizione matrena come radice ma si ripetono a tutti i livelli dal linguaggio alla comunicazione e alle economie ecosocialmente sostenibili. Lo scambio quid pro quo, al contrario, nega la madre mentre abusa dei doni delle donne e di altri gruppi per fare profitto e beneficiare l’ego.

Il contributo di Vaughan é notevole anche nel confrontarsi con gli studi sociologici e antropologici sul Dono da Mauss a Derrida, Bataille e Bourdieu, rivelando la misura in cui non riescono a vedere e considerare l’ovvio: il dono materno. Il libro di Vaughan merita di essere letto anche in questo campo poichè espone magistralmente la lacuna e il pregiudizio mascolinizzato della “trappola di Mauss”.

L’importanza del fatto che le madri diano unilateralmente é che non si tratta di carità, ma di una condizione indispensabile per la sopravvivenza dell’infante. Il dare qui non é legato all’essere buoni ma all’essere umani, riconoscendo che gli umani non possono spravvivere senza dare e ricevere.

Vaughan discute la particolare capacità dei doni nel linguaggio di essere espansi e generalizzati, funzionando anche quando li utilizziamo per nutrirci l’uno con l’altro individualmente e collettivamente e quando ci prendiamo cura di Madre Natura. Perfino se la nostra società sta impazzendo noi manteniamo la nostra capacità di altercentrismo intatta attraverso il linguaggio. D’altro canto Vaughan vede il denaro come un’incarnazione della parola-dono drasticamente alterata, usata per mediare relazioni di sfiducia e non-dare. Il denaro trasmette un’immagine di uno-su-molti che si è fuso con gli standard patriarcali anch’essi uno-su-molti. Questo crea la dominante economia patriarcale capitalista, la quale é motivata da false pulsioni mascolinizzanti di competizione, accumulo e bisogno di essere lo standard, l’unico sopra i tanti.

Entrambi dono e linguaggio colmano il divario fra la comunità umana e la sua nicchia ambientale mantenendo ed elaborando allo stesso tempo i confini fra queste. Nelo scambio, dove il principio é la reciproca esclusione, non si può sviluppare niente di nuovo. Invece in una comunità dove le realzioni sono create attraverso il dare e ricevere nella vita come nel linguaggio, doni, donatori e coloro che ricevono possono moltiplicare esponenzialmente e qualitativamente, co-creare e rendere rilevanti tutti gli aspetti dell’ambiente e della cultura. Fare questo ci permetterebbe di rispettare, amare e proteggere le creature e gli elementi che insieme creano la vita sul pianeta. E’ su queste basi che possiamo dare una migliore prospettiva mondiale del futuro agli umani e alle altre speci.

Il libro di Vaughan é un must anche per gli attivisti del cambiamento sociale. Dopo la parte teorica altamente raffinata, esso include suggerimenti concreti per lavorare per il dono, compresi risveglio di coscienza, crescere ragazze e ragazzi con il modello materno, comunità di persone materne, Studi su l’Economia del Dono e Studi Matriarcali, comunità alternative con il dono come obbiettivo finale e molte altre cose…

Uno dei più importanti approfondimenti di Vaughan é che il paradigma del dono ci permette di vedere il materno come economia, e la comunicazione come alternanza nel dare unilateralmente. In più, reclamando il duo madre-bambino come coinvolgimento di due parti creative e attive, cambia la nostra prospettiva di dove il linguaggio viene in essere. Il linguaggio é soddisfare i bisogni conoscitivi e comunicativi…